di eloquenza politica e dice le cose precisamente, nell'ordine logico, matematico, con cui si presentano in un cervello quadrato e solido. Il discorso era, com
ita di nero, in quel volto placido, raso sulle labbra e sul mento, ma incorniciato inglesemente da due fedine brizzolate, in quelle mani bianche e grassocce, in tutto quel senso di calma e di meditazione che da lui traspirava, s'indovinava il grande lavoratore di gabinetto, l'uomo che passa dodici ore al giorno al ministero, innanzi a una scrivania ingombra di carte, scrivendo, leggend
ucida, che gli ossidi della maldicenza politica o della discussione non potevano corrodere. Gli stessi avversari suoi ammettevano la sua potenza e contribuivano a ra tutti neri, aveva le gambe avvolte in una coperta di velluto azzurro, foderata di pelliccia; e ascoltando il ministro, ogni tanto dava uno sguardo circolare alle tribune, cercandovi forse una persona. I segretari stavano immobili, seduti alla sua destra e alla sua sinistra: Falucci, l'abruzzese, alto e nerboruto, con una zazzera riccia, un po' brizzolata, diceva tratto tratto, sottovoce, una parolina al bel Sangarzia che approvava col capo, senza rispondere, avvezzo alle lunghe pazienze silenziose; Varrini, il calabrese gentile e intelligente, dalla testa di sorcetto astuto, con una finezza di damina sopra una gagliardia di tribuno, scrive
e politica per fare un po' di chiasso: uno della piccola falange, Degli Uberti, dormiva, nascondendosi decorosamente la faccia tra le mani, un altro, Gagliardi, dormiva senza celarsi. Solo sopra un banco del centro l'attenzione era sincera, quasi di scolari ardenti innanzi alla parola rivelatrice del maestro. Dei quattro deputati, giovani, intelligenti e ambiziosi: Seymour, anglico, bruno, miope e corretto, prendeva delle note sopra una
o. Così la tribuna pubblica era piena di gente: facce smorte e stanche di sfaccendati, figure miserabili di sollecitatori che passano la giornata a cercare il cugino di un amico di un deputato e che a una certa ora, demoralizzati, tremanti di freddo, vengono a finire alla Camera, alla tribuna pubblica, ascoltando senza batter palpebre. Anche la lunga tribuna dei giornalisti era più popolata del solito e quelli della prima fila fingevano di scrivere il sunto della relazione: ma chi scriveva una lettera, chi un articolet
eggio è una slea
uto azzurro, si vedeva la snella persona e i grandi miti occhi profo
nde portafoglio, senza un tremito nelle mani, senza un mutamento di colore nel volto. Poi, intorno gli si aggrupparono amici cadenti e amici tiepidi, per stringergli la mano, per congratularsi con lui: financo qual
far silenzio. La parola è
i?? fu una do
, il presi
'onorevole Sangiorgio
lo vedessero meglio. Non era alto, ma lassù pareva alto, poichè si teneva dritto ed era molto robusto: non era neppur bello, ma la testa aveva tutt'i caratteri della forza, i capelli piantati rudemente sulla fronte bassa, il naso aquilino, i mustacchi bruni e folt
ra i mormorii ironici dei colleghi? Un meridionale, avvocato: ecco quello che si sapeva. Dunque avrebb
ono a ricomparire, riprendendo i loro posti. L'onorevole Sangiorgio preludiava con un esordio pieno di riverenza per l'illustre uomo che dirigeva la finanza italiana, e l'elogio non aveva nulla dell'adulazione brutale: era dato con una forma sobria e delicata. Fuggevolmente, il parlatore accennò alla propria giovinezza, alla oscurità di colui che, co
a, a cui era portata una cosa che nelle mani degli uomini diventa volgare, era piaciuto generalmente, e aveva fatto ringalluzzire una quantità di teste piccole. Il ministro, che sul principio aveva rizzato
sfruttano forze, e affogano lamenti, e danno all'uomo che ci vive una tal febbre, che lo fa dimentico di qualunque altro interesse umano. Chi le sa le miserie delle provincie? Chi si fa l'eco di quegli sfoghi dolorosi e sommessi che non possono a
ministro: dopo una tensione dolorosa di due ore e mezzo a seguire il ballo fantastico delle cifre, quella eloquenza abbastanza semplice sollevava gli spiriti oppressi. Eppoi, in quella calata di giorno,
ecessità di Stato che obbligava il ministro a chiedere quell'aumento di tassa, ma quei pochi centesimi rappresentavano una sequela di guai, un aggravamento a condizioni di vita già insopportabili. E allora egli rifece con vivezza il quadro della miseria contadinesca, così maggiormente e diversamente terribile della miseria cittadina, narrando coi particolari più veristi, con aneddoti brevi e lugubri, dove abitavano i contadini, quello che mangiavano, cioè
. La tassa sul sale colpiva le classi povere, più nelle province che nelle città: già mangiavano la minestra con poco sale, ora l'avrebbero mangiata senza sale affatt
giovani e vive del centro, Seymour, Gerini, Joanna e Marchetti, prestava la maggiore at
fornai dànno il sapore, non col sale, perchè costa troppo caro, ma passando sulla pasta fresca un panno bagnato nell'acqua di mare; e nelle case povere si usa un sale grosso, nero, grezzo, che si dovrebbe vendere solo per le bestie,
co di esseri pallidi e rosi dalle febbri, cachettici, malinconici. O piuttosto, questo non accadrà; le province aride e infruttifere si vanno sempre più spopolando; il contadino, desolato dalla durezza della terra, angariato dal fisco, abbandonato dalla natura, perseguitato dagli uomini, preferisce voltare le spalle al propr
nessuno lo conosceva, Francesco Sangiorgio sentiva però salire fino all'ultimo banco dov'egli sedeva la soddisfazione di tutta la Camera: della vecchia destra, carezzata nel suo orgoglio politico; della estrema sinistra, che credeva di avere scoperto un socialista in un deputato del centro; di tutti i deputati egoisti e sentimentali, pronti a impietosirsi a tutte le disgrazie, senza cercare di porvi rimedio; di tutti i deputati economisti, con vaghi ideali di socialismo agrario. Questo discorso, che in altra occasione sarebbe passato com
scheda, vi scriveva il proprio nome e quello del deputato che desiderava vedere: e come costui, ve ne erano sempre cinque o sei che scrivevano sulle piccole schede. Dall'altra parte del banco, gli uscieri, in uniforme, col petto coperto di medaglie, con una fascia tricolore al braccio, teste calve, teste canute, andavano e venivano, portando via, a cinque a cinque, quelle schede
onorevole Parodi??
na voce tra la fol
n v
e, un vecchio col naso rosso e fiorito
on vi è,? replicava l
ebbe essere,? m
to l'onorevol
o, dal viso smorto e dal sopr
a non pu
va, con tono insolente, il giov
to altro: non
fermi, aspettando il loro turno, guardandosi intorno, con l'occhio vago di chi non s'interessa più a nulla, col pensiero sempre rivolto alla propria infermità. E come in quell'anticamera lugubre, che chi l'ha vista una volta, per sè o per una persona cara, non può dimenticare; come in quella stanza si riuniscono insieme tutt'i malori che tormentano il povero corpo umano: il tisico con le spalle strette e curve, il collo sottile e gli occhi nuotanti in un fluido morboso; il cardiaco dal viso pallido, dall'arteria
sotto il partito di destra e ora vuol essere reintegrato dal partito progressista che ha sempre servito fedelmente; l'industriale dalle speculazioni vacillanti, che deve pagare una fortissima multa al fisco, perchè non ha fatto registrare un contratto, e che spera nella grazia del signor ministro per essere assoluto dall'ammenda inflittagli; la vedova del pensio
eriche, una dilatazione di nari che tremano all'urto nervoso, un aggrottamento di sopracciglia che contrista tutto il viso, una convulsione di mani che si serrano nelle tasche del paletot, una curva malinconica nel sorriso femminile che va discendendo di delusione in delusione: e insieme un concentramento profondo, una dimen
revole Moraldi?? grid
onente, un uomo grasso e gros
e un poco: parla i
no per assenti, o mandano secco secco a dire che non possono venire. Forse lo invidiano per quel soprabitone caldo, poichè quanti abiti troppo leggieri coperti da un meschino paletot ragnato, quante giacche di autunno p
avessero il coraggio di uscire, pel freddo; poi si decidevano ad andarsene, le spalle curve, lentamente, senza voltarsi. Per uno che ne usciva, due o tre ne
ato l'onorev
o, con un collo scarnato, una faccia
cusa, non p
ome un bruco, sul banco, scriveva un'altra scheda, la
to l'onorevol
va quella voce
l ministro, no
a ancora, senza pe
gono le conversazioni fra clienti e deputati. In quel salone vi erano tre o quattro signore, sedute nell'ombra, aspettando, con le mani nel manicotto. Il deputato e il cliente
di cervelli oziosi, o pii ferventi desiderii di anime laboriose, necessità in cui il vizio ha fatto precipitare o infortuni immeritati, ambizioni modeste, fantasticherie di nervi esaltati, sete di giustizia di mattoidi ostinati: tutta questa intima pena umana, sopportata in silenzio, si confondeva in un senso di oppressione, di mestizia,
esto l'onor
esto l'onor
sto l'onorev
e la vocina piccola
ella non può l
Bomba è occup
i è nella commissi
eletrito scrisse una altra s
o chiamare i signori ministri e speci
ce lo spettro,
regola
ndo una risoluzione disperata, uscivano di là per andare a piantarsi, nel freddo serale, innanzi alla porta di Montecitorio, aspettando i deputati all'uscita; altri, più timidi, restavano ancora: il gas dava un po' di calore, alla fine della sedut
to l'onorevol
ce la fa
n v
cong
da quat
ne andò, lentamente, anche lui. Dopo un minuto, Francesco Sangiorgio attraversò la sala, parlò col servito
,? disse donna Elena Fiamma
lla mamma, gli uscieri si sedevano un momento, stanchi: due deputati, uno con t
uzzicò un poco la cenere calda e i carboncini accesi, ne schizzò fuori qualche scintilla, i tre ceppi s'
orgio? Vi dev'esser fredd
no: ci sono certi larghi e alti camini, sotto la cui cappa, a destra, si pone un banco d
, con gli occhi socchiusi, come gravi di languore
ra. La luce della lampada faceva scintillare l'oro con cui era ricamato l'alto goletto della sua maglia e traeva
te mai so
lla francamente; ?la
.? assentì l
oi donne, no. Noi abbiamo bisogno della gente. Se una donna vi dice che preferisce la solitudine, non ci credete, Sangiorgio; vi inganna per bontà o per non disc
? fece lui, con
la tribuna della presidenza: mi ha p
vi ha s
i udire il discorso d
azi
vana. La mano era grassoccina, co
o, oggi, Sangiorgio?, riprese ella
li occhi su lei,
te i giornali domani:
il ministro
lo chiamare giusto. Non v'illudete per questa citazione, Sangiorgio: io non
on leg
ibri mi
inut
ambù e col caffè: anche le tazze erano giappon
ò ella, tenendo sospes
ue
tito. Era un salotto piccolo, senza tavolini, senza mobili di legno, tutto pieno di poltrone, poltroncine, divanetti, sgabelli, una stanzetta senz'ang
ti deputati vi si faranno presentare. Voi
i all'ammirazion
le e buone, sono false nella loro essenza. La saggezza è di
o: lo assisteva in quella piccola stanza la stessa lucidità che, nel
re è così,?
do i suoi occhioni bigi che avevano delle tinte turchi
subito lui, ?...
uello che può dare. Ma l'uomo è esigente, l'uomo è egoista, l'uomo vuole la passione... e allora... la donna dice la b
o arruffava un poco i riccioli naturali della fronte, ella agitava in su e giù il piedino grassoccio, la cui pelle traspariva dalla calza di seta
gridare, e piangono e si disperano. Esse esigono la fedeltà! la bella frottolina da raccontare ai bimbi. Come se si potesse esser fedeli! come se non si avessero ne
orno, rinforzata ora da quell'ambiente femminile tutto profumato di corylopsis, da quella donna provocante, da quelle parole che a forza di paradossi diventavano brutali, gli faceva crollare il capo. Per affermare questa sua intimità con donna Elena, avrebbe voluto distendersi sopra un divano, o buttarsi sul tappeto, o gittare i fiammiferi nel caminetto, fare delle impertinenze da bambino ineducato. Resisteva a queste tentazioni con uno sforzo di volontà, ma il sorriso ironico ch
fredde, vi sono delle donne che non amano. Io ne conosco varie: non molte, ma varie. Allora non ci vuole una gran forza a re
di vista,?
ebbia bassa che gli offuscava il cervello si era dileguata, ed egli si vergognava di tutte le ignobili cose da fanciullo, che aveva pensato di fare. Quasi quasi avrebbe chiesto perdono a donna Ele
pare della
a ammiro,? rispose il deputato, avendo ripreso
osi a un tratto: ?Fumate, leggete o dormite: se non mi ascolta
giorgio trasalì, come a un suono inaspettato, impensato. Invero, la voce di donna Elena non rassomiglia
una gelosia improvvisa: e per codesto lato la voce le rassomigliava. Ma ella trovava anche la dolcezza molle di intonazione, la purezza di una nota filata senza un tremolìo, la delicatezza di un canto quasi infantile, la tenerez
oro della maglia, con le mani che scorrevano lievi lievi sui tasti, staccandosene delicatamente come se li carezzassero. Una nuova dolcezza, una nuova serenità pareva che si fossero diffuse per quella stanzetta, sin allora dominata da un ambiente acre
ourage, c?ur
a fine di quella giornata trionfale, p