img La conquista di Roma  /  Chapter 9 No.9 | 60.00%
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Chapter 9 No.9

Word Count: 4825    |    Released on: 06/12/2017

ndele funebri cristiane, anime consumantisi nell'amore, non aumentavano; una fredda aura di sepolcro; un singhiozzìo frequente musicale; e una gran massa di gente nera, quasi perduta n

zioni declina, un improvviso, intimissimo tremore scosse i nervi e fece battere violenti i polsi: e per naturale moto, sent

l'Eroe, lo comportavano: e tenea gli occhi languenti fissi in un cero che si struggeva. Nulla ella vedeva, nulla parea sentisse, assorta nei suoi pensieri sicuramente di mestizia, perduta nei suoi sogni di dolore. Seduta accanto a una

tutto il dolore delle cose non arrivava a riempire; e sull'urto profondo dei nervi di lui, sulla vibrazione di tutto il suo essere, carne, sangue, nervi, muscoli, in tutta quella forte compagine di uomo forte, che sussultava, salì, crebbe, vinse un sentimento di pietà amorosa. Ella, inconscia, si abbandonava, fidente dell'ombra: si abbandonava alle sue fantasie di donna, vaganti fra i cerei, fra gli abiti neri lucenti d'oro dei preti, fra le grandi, quasi colossali cariatidi umane dei corazzieri, fra tante facce pallide, tristi, annoiate, sofferenti, o indifferenti. Malgrado quella immensa folla di gente che circondava il catafalco, malgrado l'indefinibile mormorio che se ne distaccava, ella si lasciava andare in quell'ora di libertà spirituale, l'ora breve, l'ora indisturbata,

cura, infallibile. Egli non domandava che fosse, ma sentiva tutta la sua personalità scomparire, annegarsi, morire in quella donna: egli era preso, non da lei, forse, ma da quello che ella provava. Tutto il vago, l'arcano, il mistico di un dolore femminile, senza lamenti e senza lacrime, senza cause e senza limite, gli saliva dal cuore al cervello, allargandosi, prendendo possesso, scacciando quanto altro mai trovasse sul suo cammino. No, non era più la pietà, la grande natural pietà dell'uomo verso la donna

anche sapore aromatico di pianto: e il profumo, salendo dalle nari al cervello, agiva profondamente sui nervi, carezzandoli con una amarezza voluttuosa. Nella penombra tutto parve ondeggiasse a quel bacio triste e aromale, i volti femminili parve si piegassero tutti, per nascondere il tremolìo delle labbra:

terra, ignorata, ignorante, smarrita. E lui, senza inginocchiarsi, senza chinare il capo, senza pregare, sentiva di essere annientato nell'annientamento di quella donna, tutto gli sembrava finito, come tutto era finito per lei. A o

una voce partì, stridula, straziante, una voce che non cantava, ma gridava, una voce che non pregava, ma chiedeva: libera, libera, libera me, Domine. L'invocazione cristiana, il grido di dolore che chiede l

ne di tutto quello che era stato, bene o male, felicità o infelicità. - Tutto, fuorchè questo, Signore: tutto, fuorchè quello che è stato, Signore misericordioso: tutto, fuorchè il tremendo passato, Signore pietoso. - La liberazione: e per Colui che giaceva nel sepolcro e di cui si celebravano i funebri, la liberazione era giunta, in cima al vertice glorioso dove egli era salito, - era giunta, chissà, forse gradita. E

al cielo, nella penombra; e in quella preghiera, le calde lacr

e, nell'ondeggiare vago della luce, in quel cerchio azzurrognolo del velario che parea si muovesse. Nacquero, sgorgarono dal suo cuore virile le frasi di desolazione, che ella aveva proferite: egli volle quello che ella voleva. Un piacere dell'anima, altissimo, si svolgeva da questo desiderio comune: lo spasim

rellava e il cui fresco, invernale profumo, le coloriva le guance, donn'A

rimasto rado malgrado la vecchiaia, rimasto castagnino come i capelli, malgrado gli anni. L'età non si vedeva in quel vecchio magro che nelle rughe finissime all'angolo dell'occhio, un ventaglio che si allargava verso le tempie; in due rughe profonde, agli angoli delle labbra, che il sorriso vi scavava: nella durezza di tutta la fisonomia diventata quasi lignea; nel collo scarno,

hezza profonda, di delusione, la lente si staccava dalla sua orbita, ricadeva sul petto, si perdeva fra le pieghe del soprabito e della sottoveste; nelle ore di battaglia, di scaramuccia, di combattimento, la lente stava ritta, al suo posto, lucida, nitida, l'occhio

vazione, a una riflessione, ella si voltava a guardarlo, una breve occhiata, ma intelligente, ma apprezzatrice. Pure, si occupava delle piante, amorosamente, osservandole con una grande attenzione, togliendone via la polvere dalle foglioline che ne erano coperte, staccando i piccoli rami secchi e i fiorellini già fracidi, che deturpavano la bellezza di quelli freschi. Si vedevano andare e venire, intorno alle molte piante verdi, onde il salottino pareva un boschetto primaverile, le mani bianche, piccoline, uscenti dalla larghezza claustrale delle maniche: e le dita avevano una gentilezza infantile. Chinandosi sulle pianticelle, la testa abbassata lasciava vedere il biancore attraente della nuca, dove i capelli neri segnavano una linea sinuosa e fitta. Quando si rivolgeva verso don Silvio o verso Sangiorgio, nel volto soave era scomparsa, dalle palpebre, l'ombra violetta delle lagrime versate o delle lagr

a passato il braccio sotto il braccio ed aveva parlato con lui, sottovoce, per qualche minuto. Poi, aveva insistito perchè andasse da lui, non al ministero, non a quel dannato palazzo di Bra

Sangiorgio era capitato, all'una, all'Apollinare; temendo fosse ancora troppo presto, fu preso da una esitazione innanzi al campanello. Ma dentro, si era inteso subito bene, tranquillo,

n Silvio, offrendogli dei sigari e c

dato dalla part

le fa nulla,? aveva soggiu

to ventenne, era quel giorno in collera con lei: e negli stessi rimproveri che le dirigeva, nel disprezzo che mostrava di averne, nella nervosità, ora sarcastica, ora collerica, con cui ne parlava, si sentiva la passione, la vecchia passione, tutta f

a e nella parola: era troppo vecchio e troppo appassionato, il ministro dell'interno, per celare più il suo sentimento: non era più tempo d'infingersi.

il suo predecessore era caduto dietro un discorso e dietro una mozione di Sangiorgio: nè si scordava del reciso rifiuto di Sangiorgio a voler entrare nel rimpasto. Non gli aveva mai p

ecca?, disse, in una paus

cca, talvolta ipocrita, talvolta bestiale, sempre in mala fede. Dov'è quella bella opposizione leale, audace, crudele, implacabile?

eschina cosa,?

Perdio! sono stato anch'io all'opposizione. Te n

ostei con una dolcissima vo

so fare guerra: debbo aspettarla, e questa sequela di avventure brigantesche m'inacidisce il sangue. Come

vi

stri, qui all'interno, Sangiorgio,?

orò Sangiorgi

disfarsi apertamente del suo collega. Mi meraviglia persin

eva detto nulla,? rispos

n sapevat

ul

vate di

N

mò Vargas, ?sie

acchinalmente: ma vedeva bene che il viso di donn'Ange

Sangiorgio: sono le due,?

donn'Angelica, scotendo qu

to; dopo debbo andare al Ministero pe

i alle

o alle no

i a prendere

finito. Questo affare dei prefetti è molto serio, Sangiorgio: vi dirò, strada facendo. Qualunque lettera o plico o dispaccio arriv

lia, erano dati con un tono militare di comando: don Silvio stava ritto e robustamente piant

lica: egli ritto, ella col capo chino come nel Pantheon, nel minuto della preghiera, giocando con le dita attorno al cordone seri

i bellissimi occhi rattristati

fossimo ministro dell'interno?? e la

a le labbra il mozzicone spento e nero del suo sigaro toscano

nte donn'Angelica a suo marito, fac

la mano bianca, ?vuoi farmi burlare dall'opposizione? Un minist

uardò fuggevolmente Sangiorg

ti sulla parete umidiccia - tre bocce nere che formavano triangolo, un pulcinella che beve una foglietta - ma le porte e le finestre sbarrate, un cancelletto di legno che cadeva in frantumi: il grande fabbricato bigio dove la vedova Mangani dà da mangiare ai romani buontemponi dell'estate e dell'autunno la trippa in brodetto e l'abbacchio alla cacciatora, sopra un terrazzo, sotto un pergolato, in

e acuto, quell'odore particolare della campagna romana, che va al cervello e dal cervello va nel sangue, come miasma sottile: un cane sperduto, tutto infangato, che andava annusando per le siepi e guardava il viandante, con certi tristi occhi di animale infelice: ecco le cose,

li disse il cocchiere, indic

ere. E aspettami qua

Sangiorgio si fermò sul ponte, si appoggiò allo sporto e guardò lontano, donde il fiume veniva. E veniva, stretto, ma profondo e sinuoso, con una rapidità di corrente singolare, aumentato dalle pioggie invernali: veniva, tut

n una pianta, non sabbia, non pozzolana e att

alla vecchia costruzione nomentana: e toccando la parete del finestrone donde si affacciava, Sang

o, nè il meschino profilo di un uomo: attraverso di essa, il fiume che a Tivoli è così

a Nomentana prolungarsi fra la pianura, fare un gomito e scomparire: in mezzo a un campo, una casetta, un tugurio di due stanze, senza soffitto, diruto dalle mura s

i; una chiatta tenuta per mezzo di una fune a un piuolo di legno conflitto, sulla riva

usa, ferma presso l'Osteria dei cacciatori, ma era rivolta in modo che non si vedevano nè i cavalli, nè il cocchiere. E poi, di lontano lontano, sulla r

tanto a veder fuggire la corrente, contro cui andava: camminava piano, molto

o teneva stretto alla cintura. Due o tre volte, ella si rivolse verso l'orizzonte, mirando la tristezza del cielo che pareva volesse soffocare la terra, cercando invano i l

a si credeva profondata nella solitudine, in quella vasta campagna nuda, in quella minaccia crescente di bufera, in quell'ora ultima d

grado la lentezza della passeggiata: o forse aveva agito su lei il grande fascino delle acque correnti che si prendono lo spirito di coloro che le contemplano e ne assorbono la volontà

igura di donna, immobile come una statua, sulla riva del fiume. Pure, uno strepito sordo venne dalla Via Nomentana, un rumore di ruote, di cavalli trottanti: e in tanto bigio qualche cosa di rosso, di acceso balenò. Sotto il mantice abbassato di una daumont, qualche c

nchi nell'acqua fuggente che li portò via: e una dopo l'altra, tutte le rose furono sfogliate e, a manate, i petali lasciati andare alla corrente. Non ella strappava rabbiosamente quelle foglioline bianche dallo stelo, ma le distaccava con un moto di abbandono, come se realmente tutto partisse, tutto morisse nel suo spirito, insieme a quei petali che partivano, che morivano. Vi era nelle mani che lasciavano andare via quelle vite di fiori, la desolazione di altre vite morte. E l'ultima fogli

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