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Chapter 8 No.8

Word Count: 8717    |    Released on: 30/11/2017

ecco mi ricordo una passeggiata a Chiaravalle, una sosta, una colazioncina in un prato, e poi un'ascensione chi

elle scalucce di legno dagli incerti gradini, quel buio, quegli uscioli, per cui solitamente si deve passare per giungere alla torre, mi piacciono in modo strano; e poi quelle funi che pendono giù, o sfilacciate, o giù conduc

riosi. Al tetto c'è un ballatoio: e da questo una scala a piuoli al primo giro d'archi della torre; e da una colonnina di questo un'altra scala a un'altra colonnina del secondo giro, e via e via; ma sui piuoli tarlati il piede si poggia con precauzione, e gli staggi sono un po' zoppi. All'ultimo piano di colonnette si leva la piramide, e noi che le passeggiamo intorno, la vediamo tu

ui basso siamo vuoti e melanconici: un che inspiegabile signoreggia tacito intorno a noi, e noi subiamo una pace per gli occhi, per le orecchie, per la bocca, un'aria morta ci involve, entra in noi, esce: ci pare di dormire da lungo tempo, o di svegliarci con altri sensi diversi dai nostri. è una bizzarria questa? A me succede così. Credo animato un arbusto solitario, un mucchio di rovine, un silenzio di crepuscolo: qu

ri cresce la mal'erba, fra i tritumi e i calcinacci: le muraglie hanno le tracce dell'ugna del tempo: gli archivolti non portano più le nere cortine di morte, ma si lasciano addobbare dalle ragnatele. Queste cellette erano numerosissime: e chi coll'immaginazione sapesse tutte riedificarle, degradarle in squallida linea, colorirle tristamente, e fingere dalla porticella del coro la sfilata dei monaci

te: tantissime se ne dissero. Essa abitò a Milano, e fu di tale pietà, che i monaci di Chiaravalle e le Umiliate, e tutto il clero, e tutta la nobiltà pigliarono ad amarla, compreso un tale Andrea Saramita: e salì, e sa

nnuali, distribuivano pane e vino. I discepoli rimasti, una Manfreda,

con epistola letta da Albertone, con vangelo composto dal Saramita. E vogliono gli storici che queste adunanze finissero con scandali tali e tali criminosi piaceri, sì che la inquisizione di Sant'Eu

mente colpevole la Guglielmina, o se solo lo furono i suoi seguaci. è questo

i dove sono

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er Schmerz Dir alle

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iale allagato, e di fianco le due siepi di carpini si perdono giù giù, fino a confondersi colle loro tinte b

a salticchiando, la testolina in basso, il pennacchietto arruffato, le piume impacciucchiate, e viene e viene, e viene qua ai cancelli pa

strette tonde con un contorno da maniglia o con davanti ciascuna un busto di Cesare romano; le mensole sbrodolanti il gesso dalle arselle; i cornicioni spezzati dalle curve e dalle volute di cento contrabassi; le inferriate gremite di viticci e di nodi e di fogliaccio; i pilastretti

ica morta assiderata due mesi fa, quando la strascinava una gran pula di frumento? è un vermiciattolo ch'era giunto la notte prima dalla peschiera a musaico alla pozzetta d'acqua fra due mattoni spezzati? Che cos'è

rati di polvere e di muffa, e che dà a tutto un aspetto di remoto, di sconfinato, di sepolto, colle tristi simmetrie dell'immobilità e del sonno. Una sala s'apre nell'altra, l'altra nell'altra, l'altra nell'altra, via, via... Da questo capo a quello del palazzo la fuga di quei sepolcri fastosamente rococò è infinita: tutte le finestre

li e reticelle a gesso e colla, intorno allo zoccolo di finta Macchiavecchia quaranta seggiole coperte di una bazzana con una ninfa in guardi

se Asdrubale,? alla seconda ?donna Ines,? al terzo ?don Apollonio.? E, raccogliendosi tutta nei suoi pensieri, taceva sino alla sera del giorno appresso: a meno che le arrivasse qualche corriere di Spagna con una lettera di un principe di Madrid che le annunciava la prossima gravidanza della moglie, o qualche procaccio da Milano colle benedizioni dell'abbadessa vecchia di Santa Radegonda o dell'arcivescovo capo-rito di Sant'Ambrogio. Taceva le

ue suggelli dei cinque feudi della famiglia, e ponendolo sull'indice del suo primogenito: con una carta piena di ghirigori istituiva il maggiorasco: al marchese Asdrubale ordinava

di finto Belgiazzo, due tavoli dorati a gambe di capra, e trentadue seggiole coperte della solita bazzana con una Venere allo specchio, e nell'alcova

nte i pochi mesi, i mesi tormentosi della sua libertà, prima d'entrare nel monastero, si contorceva sotto le coltri, si strozzava il pianto, udiva le campane per la pianura buia, s'immaginava i babb

ta abbadessa di

i rame lasciano vedere tutti i volumi giallacci della teologia seminaristica, la volta, in gloria, dipinta con una Fede seminuda e cicciosa,

per sapere com'erano orrendi i tormenti dell'inferno, lì, sul seggiolone, quando tramontava il giorno e gli pareva di udire i canti delle mamme... sì, sì, una folata di vento gli portava dagli alti finestroni della chiesa un ronzio di voci felici, credenti, devotissime a Dio... Quando calava

morto cardinale

ano impagliato, verso una spada d'argento di Filippo V, verso un trono di feudatario, verso un tronino di Dio... Tutto l

nella prole o nelle visioni. Ecco nella sala delle battaglie, sulle tele crostose di un Borgognone di terza mano, dinnanzi alle fantastiche bicocche dei turchi, i guerrieri indiavolati e nel fumo dei cannoni cristiani i nemici che se la danno a gambe. Ecco nel museo le bestie impagliate che vissero nel parco: il pellicano ha una scansia di vetro colla cupola: un Crivellone ha abbozzato, nero e rosso, intorno alle pareti i cani che leccano il sangue, i cinghiali che ruzzano a salmontone, gli uomini c

lcova della vecchia testatrice e finisce col confe

pichino, non è mai son

si e qualche giorno. Eccolo il vecchio Feudatario di Filippo V, di Luigi I, ancora di Filippo V, e poi di Ferdinando VI, e poi di Carlo III! Largo! fate ala! rendetegli l'omaggio!... Viene dal tronino di Dio, e passa innanzi al suo trono di feudatario, alla spada d'argento del re Borbone, al pellicano impagliato, ai venti, ai quaranta, agli ottanta quadri d'antenati e di battaglie e di assedi.... Largo! fate ala! rendetegli l'omaggio!... Ma se no

rubale è morto

. . . . . . . . . . .

pella, in quattro cofani di velluto nero, tutti e quattro distesi su quattro seggioloni disu

pranzo di famiglia, sulle seggiole di seta rossa, chinati sulla trapunta tovaglia di Fiandra, sot

a amorosa gloria di mamma, quando le era nato quel bambino biondo, come quello del Signore. E il cardinale Don Apollonio di Santa Prisca racconta la sua tranquilla felicità di b

uca: e il marchese Asdruba

i avvii giù là in fondo ai campi e al paesetto, o rampichino, o rampichino modesto e gentile, non rac

miglio, di avena, di frumento, un beneficio alla confraternita della Buona Morte,-alla mattina un poco tarda, il piovano, aprendo con una chiave irrugginita la cappella sepolcrale, trovava sulla pietra un uc

TA

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art fair and

RO

lla nostra pianura lombarda, s'in

ia: i gelsi coi tronchi neri e le capitozze goccianti, in filatere allineate, come i morti a guardia di un immenso camposanto obliato: i capannotti col tettuccio di sagginali fradici, l'acciottolato fangoso e il sentieruolo senza più

e finestre ingozzate di fogliaccie: le casette rattrappite l'una sull'altra, come chi si stringa nelle spalle: i palazzotti, su alti, a grandi fioriture nere, coi solai abbandonati: e le chiese, più

, un umido intenso, una tristezza plumbea, una distes

pre più la squalli

hio giallo e sonnolento, e poi là, dall'alto dall'alto, si ode uno scricc

crestano incomincia a pigli

che col capo in giù vi aggrappate ai sagginali che tappano le finestruzze, arruffando lo spavaldo ciuffetto, per cacciarvi in una stalla piena di marmocchi, di contadine e di fole: o reatini, reatini minimi, che nei rosai brinati dei cimiteri sbattete l'ali rapidissime, quasi cercando i nonni ai radiconi del campo e ai cataletti del beccamorto, i nonni aggelat

ori e dentro vi covate ancora le nuove illusioni della vita? E foracchiate ancora nelle case di chi ha amato, cercando sempre

enilunii: poveri fiori della mia vecchiaia, che vi siete disseccati sulle radicine delle più soavi viole del pensiero:

, che non ci abba

i d

mia Madonna bionda: il presepio tranquillo,

i pesantissimi grappoli dorati della nostra vite sul portichetto. Lei in quelle pupille specchiava le sue tanto dolci; a quelle labbra si pendeva, succhiando colle sue, inebbrianti di b

a Madonna santa, lei che piangeva da medichessa, lei che smoccolava quel nasino, lei che toglieva il pannicello per vederlo tutto nudo, il suo ometto peccatore!... E sul mio presepio gli angioli del cielo non scendevano coll'ali a porre la bindella spiegazzata col pax hominibus bon? voluntatis; ma nemmanco i notai della terra erano

iate dei bimbi che cantavano le lodi ambrosiane del Signore: e a voi, rampichini muraiuoli, intricati nei garofani delle finestrette, giungeva il guaiolare degli orfanelli dell'Ospedale: e a voi, reatini, salticchianti sulle rose innanzi le croci cadute, taceva sempre impassibile il silenzio di chi nella fossa dei vermi aveva sognato il bel paradiso d'oro:-noi, piegati su una culla candidissima, rattenendo il respiro, come l'unica necessità che accusasse la nostra vita del corpo, noi ci sentivamo purissimamente degni di compiacerci per gli occhi giù fino in fondo dell'anima, ove stava il segreto religioso della nostra giovinezza: noi, affaccendati innanzi ad una seggiolina

ol suo balbettìo, col suo respiro, co' suoi starnuti, col nostro bimbo che ci aveva dato tutta la pace! Ci amavamo! Ci amavamo, perchè nessuno era venuto a soffiarci il gelo dei sapienti nell'anima! Ci facevamo indietro indietro nella memoria a trovare le prime paure e i primi rossori, i mutui sguardi e le feconde religioni dell'amore ricambiato! Misuravamo giubboncini e camiciuole! O bimbo, quando credevi di fare il tuo discorsone, pensavi alla mamma? quando tu dormi, ti sogni di lei? quando starnuti, non ci dici grazie? O piccino! O piccino! Eravamo tanto egoisti che sobbalzavamo di scatto, scacciando l'idea e la domanda:-Dov

rettavamo i min

le affondiamo in due scarpine piatte: e, ondeggiando, come un nonnuccio senza bastoncello, e brancolando, e due, tre volte acculattando d'un botto (ti sei fatto male?) ecco, eccolo.... ahi!... Piccino

ura suonano le campane gioconde: dicono che in cielo cantino gli angioli, mandando giù le parole latine a tutti i presepi delle monache e dei marmocchi: per le viuzze del paese alla chiesa

s'avvia coll'ondeggiare di un proposto in piviale, scantona un tavolo, barcolla contro una seggiola, si rifà, cammina, cammina, e si perde nel vano di una porta: e là si ascolta un sospirone dal naso tappato per il raffreddore e dall'anima rigonfia di promesse.... Quanto oro avresti dato per quel tomaio

della tua mamma! O bambino roseo, bambino della mia Madonna bionda e della terra, bambino del mio presepio, bamb

tra pianura lombarda si fa crassa di un

qua un grigio pesante e un silenzio di morte: là u

e il sacristano tira l

profondo di un

. . . . .

. . . . .

el manoscritto

LA DEI

thine unbr

RO

come inestinguibile ricordo, mi ammiccasse lontano lonta

nsav

ii quel vetro, e mi posi a meditare seriame

lle, col manto sulle spalle, colla civetta al basamento, sotto il portico classico per lo meno di una Accademia di provincia. Avevo torno torno a tutte le pareti, in tanti colombarii, una eccelsa necropoli di libri teologici: spirituale conforto

o sgobb

um hominis moriturum professus....(13)-Così avevo trovato, giust'in punto a mezzanotte, sfogliando, innanzi a tutti i messali, il Beda. Il Beda! Sapete voi che peso ha il Beda?.... E vi dico la verità che, avendo dovuto pigliarlo da uno scaffalone alto, per la paura che mi scappa

ra quei vecchi amici dello zio canonico!.... E c'era lo Stolberg, Dissertatio de Magis(16): il Rhoden... Che polvere maligna! la si caccia intorno alle pupille e mi fa sentire come delle briciole pungenti!... Lo Stolberg, l'ho già veduto, mi pare: il Rhoden, De primis Salvatoris venerat...(17)

o una spalla più dell'altra per sentire accidiosamente il collo sepolto nel bavero, m'ero avvicinato al tavolino, allontanando con prudenz

avalli,(20) passavate innanzi al fesso di tutte le imposte da cui vi spiavano i bimbi devoti! Avevate le barbaccie bianche, i pallii di porpora e d'armellino, e l'incesso profetico dei

veste episcopale d'onde vi ammantava il Barbarossa,(21) a un solo mucchietto di polvere immota! Come vi riposavate sotto i fanatici fiori di marmo e le pitture oltremarine(22) della gotica catte

mi pare di vedervi ancora... Non vi chiamo santi Magi adorati, non vi chiamo pallidi miti dissepolti, ma vi sento placidi custodi della notte e del silenzio e della pace! Siete sorti dalle iridi di quella lagrima che mi trovav

dei cuochi sacrestani; che non vi arrestate sulle porte alle chiese barocche delle sette indulgenze: che non avete mai

sono le crocette bianche; che entrate giocondamente furtivi nelle casuccie innanzi a cui avete veduto le orme degli zoccolini stampate nella neve, ment

ni! O amici, amicissimi di tutti i bimbi morti nati,

come siete dolci! Gathaspar! Melchior! Bitisarch!(25) O se volete meglio, Magalath!

siete venuti per visitare

ccenna la cull

io romano(29) è chiuso col vuoto eterno al tardo garrito degli antiquari canonici derubati delle vostre ossa, e non del benefi

stre case, dove un grembo di donna accogli

a irradiat

ti per la vostra gloria da calendario?

della Vittoria a spiare la luce immortale della stella Nazzarena(32) non vi ingloriate dei grossi ceri che vi smoccolano putolentemente i merciai delle confraternite spagnolesche! Voi, nomi patriarcali delle tre stirpi di Noè(33), che rendes

mamme, vi chiamano i vecchi; e quei vagiti e quei sorrisi e quelle preghie

a irradiat

enite! venit

. . . . . . .

può far credere a Dio? Chi è la religione purissima de

e! Come ci bacia per farci coraggio! Come sola ci ha dat

chi ci ha accompagnato fino ai primi tenebrori?... Come sei cara, tu! Tu, e tu, e tu, figlia, bambino, bambini! Come siete cari, voi che, insie

da capitombolato a' miei piedi, e il fa

e c

contro il suolo, come un uccellaccio della notte

quest'ore non li tocc

mort

lis

sempre alta, fulgida, azzurrina: e la bibliotec

meranno mai a un dav

RES

he stormiest

di luce giallosa su un corso solitario; o sotto i pilastri di un foppone suburbano si raccosciasse pigramente la solita povereila del mattino, il fazzoletto a gronda sugli occhi, la polenta e il rosario ne

un colore di gesso annacquato. E va, e va, e va, non c'era in volta anima nata. In qualche luogo, in certi bugigattoli alti, sotto i poggiuoli o le scale, si gonfiava a un venticello di scirocco qualche lurido saccone di Pierrot o dondolava qualche giubba verde di Beltrame: e

on una luce d'acquario marino. Non una persona viva. I portoni colle maschere delle lionesse, le finestre coi cappelli del Vignola, qualche balconata colle vesti doriche delle cariatidi, accennavano nell'immobilità del sonno e della pietra che anche lì era finito u

o i ronzini: gli ubbriachi si sorreggevano l'un l'altro

sordine d'una battaglia stizzosa, e sul tappeto e sulle seggiole e sui tavoli, la vostra gonna affiorata, una nuvola antica di luci temporalesche, e il vostro busto a cordelle, tutto a schiume di trine, e un vostro guanto a bracciale, ancora colla pienezza rotonda delle vostre polpe, e le

ormitona fino a mezzogiorno, sognando baffi neri e baffi biondi: avete sonnecchiato sino alle due, decisa pei baffi neri: e sino alle quattro, convinta invece pei biondi: e covate sotto, obliqua, come una

sima volta: e le mascherine si erano messe s

denzato di un nonno certosino che sta allineando una processione che si sbranca e non vuol andare verso le tombe: e le campanelle pettegole di cento cam

atidico tuono di bronzo? O prioresse tabaccose,

coro. Le beghinelle, ipocrite per aver la sola età della Madonna o quella di sant'Anna

rmiente, nella camera ove un dì era morto qualcuno.-Quaranta giorni per noi: per noi!-ciancicavano le altre pinzochere, e sembrava accorressero, acciabattando, d

troni, le belle scale di Giacobbe che conducono al Dio del perdono. Le arpie senz'amore, zie pel testamento, sulle seggiole impagliate, colle c

ce che, strisciando fra gli alberi secchi di un giardino, veniva

evo accompagnato a casa una

ortaglia verso un bastione, e poi ad un corso remo

cceso il lume, e cercavo la mia chiave per deporre in un cofane

arrovesciatomi sul

lgevo a sinistra, mi soffo

di là dalle mie campagne innocenti, dai primi anni delle mie malattie religiose, ascoltavo come una voce che diceva;-Sei

cento figure bianche di ragazze e di monache, e stava fisso un crocione con un'àncora,

e. Una vecchia, una vecchia mendicante, mi diceva:-Pregate pei morti.-Oh morto mi sentivo io! perchè nell'anima avevo il gra

ofanetto antico, per gettarmi sulle mie memorie, per sapere propr

liti aveva già fatto cadere dei m

, e, raccogliendo in una cesta imbottita la vostra gonna, il vostro busto, e

averlo buttato per via st

un subito balzo, perchè un ub

icono che non

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di Ambrogio Bazzero, Milano, 1875, presso l'edi

go e due parti. Milano 1875 presso l'editor

idanzato

lo X, Milano, tipografi

.,

o che un'antica promes

(N.

a lettera di Li

sopra un biglietto d

a lettera di Li

e parti di A. Bazzero, Milano, presso l'editore C. Ba

una lettera di

storia di Genova: Caffaro, Giacomo di Varagine, Giorgio e Giovanni Stella, Gotifredo d'Albaro, Bartolomeo Senarega, Ag

e bianche, e tra esse un breviario con questo foglio manoscritto, di suo pugno, che lui conservava. Mi dicono che quelle parole inglesi vogliono significare che so io.... una verità, come a dire del Vangelo. Il compianto curato si rese defunto proprio poch

ct. nello Smith, Di

s Plumptre nel

) I

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n Hyde, nello Smi

oroni,

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ub, Evang., nello

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Sepol. de

ion g.c. Hartman

tes ortum ejus percepturi estis.-Abulpharag

th, Dict

ello Smith,

th, Dict

oni. Diz

nta caratteri greci; [ancora] rapprese

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