calda riconoscenza, certo, ne' primi giorni non potè completamente essere vinto quel vicendevole imbarazzo, che tratto
re personaggi. La signora Chiara andava a sedersi nella sua grande poltrona, in un angolo della stanza, che rimaneva quasi immerso nella penombra, accanto alla stufa dove già s'era acceso il primo fuoco; il professore si poneva a giocherellare col grosso cane di casa--un bel terranova dagli occhi intelligenti--che veniva a posargli
altri tempi era stato maestro il nonno Sant'Angelo, qualche strofetta allegra, di quelle che l'arguto vecchietto improvvisava ne' mome
Loreta
e nelle ore cattive. E tutti così: il nonno non si dice; il babbo di Mattia, con tanti pensieri, allegro sempre anche lui. E Mattia
alla mamma. Dice cos
ponessi a narrare un paio s
ad onta delle proteste che il
raziosissima davvero e curiosa
agnava dovunque il professore come la sua ombra e p
ateria piccina, di poche centinaia di metri quadrati, che dava ogni anno uno scarsissimo raccolto di fieno e che, a giudizio della gente, non meritava certo il chiasso e le spese che i due litiganti avevano fatto. Ma c'era per questo la sua brava ragione. In quel campo pochi mesi prima un contadino, scavando una fossa, aveva trovato una piccola urna contenente dieci o dodici monetucce coll'effigie dell'imperatore Massimino, una fibula, una collana di ameti
ono scritture e controscritture. I due litiganti ebbero a spender
al canto suo se la godette a rispondere coi dispetti ai dispetti. E ne pescò di quelle che fecero montare il prete Giovanni su tutte le furie. Basti il dire che un bel giorno, per far rabbia a don Morganti, gli venne il ticchi
!--concludeva la signora Chiara tutta gongolante nel vedere che
, in quegli occhi pieni di pensiero, nella parola di lei misurata e dolce, le pareva di avere già indovinato il carattere della giovane. Certo in quell'anima la tempesta delle passioni doveva essere già passata implacabile, lasciandovi il segno del suo furore. Ma in quell'anima non poteva e
ndo la signora Chiara accingevasi a qualche lavoro, Loreta prontamente si offeriva di darle mano. Se il professore esprimeva qualche desiderio concernente la casa, la giovane procurava subito di concorrere perchè egli fosse soddisfatto. Perfino, talora, ne' giorni
le manine bianche nell'attendere a certe cose. Mani da ricamare, mani da contessina. E poi, con quella
emi fare. Mi ci div
mprendendo che le parole della giovane erano v
ava, accompagnata da Agnul col carrozzino a Udine, per visitare il suo amico e p
ona, buona come il pane. Ha fatto una gran o
ona, sì,
o: è un grosso peccato! ma è proprio vero che son
i qualchecosa
he abbia per una povera serva come son io
o? Che
d il professore son già coricati ed io passo, per andar
bbe
sità, ho anche guardato dal buco della toppa.... Avesse visto! La povera signorina era inginocchiata dinanzi al suo letto e tenendo fra le mani un oggetto
este sono cose che provano ad ogni m
.. Se sapesse la pi
oraggiata, quasi quasi si lasciava intene
iara non gliene
va bene niente affatto di spiare, come h
buscandosi senza proteste quel piccolo
le si veniva rivelando ogni giorno di più colle prove che Loreta le dava del suo attaccamento e della sua gratitudine. S'erano fatte amiche. Omai per la signora Chiara la compagnia della giovane era divenu
dio, intento a dar l'ultima mano ad una memoria Sulle antichità aquileiesi, che gli era stata richiesta dal Mommsen per una rivista tedesca. E le due donne solette nel tinello, al lume raccolto della lampada, passavano le loro serate lavorando: per lo più capi
nevicate della Carnia, a rompersi con impeto contro la casa facendone
è assai triste. Per coloro poi che non ci sono avvezz
etta mandandomi il soccorso provvidenziale che voi mi avete offerto, che cosa sar
nimo. Ma via, siete tanto giovane ancora: la vostra mente dev
vato tanto tesoro di amorevolezza e di pietà, non c'è più nulla per me. Al di là non ho lasciato nulla:
insistito nel discorso a malgrado che la signora Chiara, con gentile sentimento, nulla avesse
enza a cui le contingenze della sua famiglia lo costringevano. Nei primi tempi il pensiero di dedicarsi tutto alla felicità di quella povera creatura, che, col suo vestitino da lutto lo attendeva sul limitare del loro quartiere, compensandolo col suo sorriso d'ogni fatica, gli era apparso bellissimo e pieno di poesia. Poi più tardi, quando nuovi arditi progetti di intraprese larghissime gli balenarono alla mente; ne' giorni nervosi, quando la cerchia ristretta delle pareti domestiche apparì, al suo spirito ansioso di voli
ali, passarono intorno a lei, pericolosamente. Nella casa, nulla che valesse a inspirarle un sentimento di nobiltà od a metterle nel core un palpito di entusiasmo. Ricordava in confusione una folla di persone equivoche, che suo padre riceveva continuamente; ricordava certe notti rumorose, nelle quali giungevano fino alla sua stanza di fanciulla, voci concitate e clamori di canti. Del p
so, udì dalle labbra di un servo la ragione che dalla gente si attribuiva alla precipitosa partenza di lui. Era un'accusa infamante, che le chiamò il rossore al viso e l'amarezza nel cuore
non solo l'aveva abbandonata, ma a poco a poco obbliò perfino di mandarle i necessar? soccorsi. A diciott'anni Loreta s
aveva fatto dare un'educazione sufficiente. E questa doveva bastarle a guadagnarsi un pane onorato. Bisognava rassegnarsi a servi
felicità!... Per un tempo, sì, mi parve anche di esservi riuscita. Ma una delusione ben più
fidenze che Loreta aveva fatto alla signora
lare accenno ai fatti che avevano da ultimo amareggiata la sua vita, fu improvvisamente in una
zavasi di mostrarsi vivace, metteva nella esecuzione delle faccende domestiche una foga speciale; alla signora che le moveva qualche domanda se si sentisse male ed alla Vige che si arrabbattava per toglierle di mano qualche lavoro, assicurava che non aveva nulla. Però a sera, verso le nove, dopo aver tenuto per
fatto. Un po' di sonno....
in viso gli occhi buoni, profondamente, tentennava allora il
ina sono le lagrime. Il sonno, il riposo.... A chi
--Ma bisogna mostrare di non accorgersi d
la signorina. Vestiva il suo solito abito nero, ma aveva lo scialle e un velo in testa, come pronta ad uscire. La domestica spalancò tanto d'occhi. Loreta non scendeva mai co
orina,
ai pallida, si fermò
ado in
bel tratto. Vuole che chiami A
on monta. Non v
u
ero un po' troppo! La buona donnetta non poteva darsi requie e andando e venendo per la sua cucina non riusciva a mettere nelle sue faccenduole la solita meticolosa diligenza. La sua mente cor
essere finita da un pezzo e senza un particolare motivo ella non poteva tardare così. Un po' allarmati s'eran posti a fare ogni possibile congettura,
conte Leonardo Mangilli, che col suo fare burbero e colla ciera più scura del c
che c'è?--d
ignorina che sta con voialtri.... L'hanno trovata in chiesa, dopo
cuscini, riversa, con le labbra smorte e
a! L'avevo detto io, l'av
t'Angelo, che si avvicinò al gruppo,
tre parve avesse ripreso conoscenza e, sostenend
l'ottima Vige e la signora Chiara
ebbre, cagionata con molta probabilità da un grave turbamento nervo
assopirsi, il suo sonno era affannoso, e strane, scucite parole le sfuggivano dalle labbra. Ma fu cosa pass
espansione per la signora Chiara, che era lì, al suo fianco, con
lla mia vita: un anno, da che laggiù, in mezzo a gente sconosciuta, io avevo deciso di morire.... M'era parso che nella preghiera avrei potuto trovare l'obblìo di quell'ora, il perdono anche.... Ma lì, in quella chiesa fre
lla spalla della signora Chiara il
ono degna di perdono. D
nte gli occhi al cielo, accarezz
ezza all'orecchio.--E dicono che l'affetto delle m
s'illuminarono di
, signora! E come