impatie fra la signora Sant'Angelo e Loreta
rmai la signora Chiara non usciva più se
e visita, non faceva che esaltare le virtù e la bontà di Loreta. E nel tessere le sue lodi era co
. E poi se non l'avessi, che guaio sarebbe! I settanta son belli e sonati: la vista
hiara? Lei è un fiore di
re! un f
n certi momenti di riflessione, assai gravemente. Non certo per sè: la morte non le faceva paura. Ma era per suo figlio, ch'ella adorava: per suo figlio alla cui tranquilla esistenza s'era ded
bastava a fugare, ora le rinascevano più vive. Le rinascevano specialmente in quelle ore della sera, quando, sentend
va accenti di una soavità commovente, le parlava nel core. Sul volto di lei, illuminato in pieno dalla luce della lampada, così
lla fosse venuta a mancare. Ma nè al figlio Mattia, nè alla giovane, ebbe mai il modo di dire in proposito un'esplicita parola. Per quanto tentasse di farlo, le occa
tto rimprovero a Mattia di non mostrare sempre
dire mai il più piccolo complimento! E chi è giovane
rideva e scrol
ono io proprio l'uomo da mettermi a dire delle galanterie! E
a parlare di qualche argomento serio, tu ti pianti là, in un angolo, cogli occhi fissi, ingrullito, da parere che tu non sappia
rle piacere, questo selvaticone saprà operare anche un mira
a Loreta. Talora, nella foga del discorrere, se i suoi occhi si incontravano in quelli profondamente dolci della giovane, era un visibile turbamento che lo sopraffaceva. Evitava di rimanere solo in sua c
a lasciarsi vincere da così stolte inquietudini. Egli che aveva sempre sorriso cinicamente a sentir narrare certe debolezze degli uomini: egli che non era mai riuscito a spingere
di metter fuori, con grande stizza della signora Chiara, i suoi predicozzi di filosofo per il quale la vita non ha più sorrisi. Si compiaceva a
e, lo tradivano. E per un momento sembrava che gli sfuggisse l
he la signora Chiara aveva progettato da molto tempo di fare in unione alla Lambertenghi, e che sem
ano avuto adito di parlare molto sovente nel corso della precedente invernata. Questo palazzo era una curiosità del paese, e il professore Sant'A
privansi, fra i ricami dell'edera, otto grandi veroni sormontati alternatamente da stemmi gentilizi e da mascheroni chimerici. All'edificio principale addossavasi una specie di padiglione basso, di costruzione moderna, senza gusto di stile, abitato ora dalla famiglia del gastaldo. Innanzi all'ingresso principale del palazzo un'ampia braida, tenuta male, estendevasi in forma di un rettangolo, mostrando, sotto la invasione delle erbe alte, le tracce degli antichi vialetti disegnati capriccio
il vecchio fabbricato conservava il suo aspetto di solitudine. Lo spazioso cortile dormiva in una grande calma claustrale. E soltanto verso la fine di ottobre, quando i cont
e all'anno faceva una visitina al gastaldo per la regolazione dei conti. In paese la padrona del castello era del tutto sconosciuta, e solo sapevasi che quel possedimento era venuto in sue m
in tutto il circondario la memoria di questo gentiluomo, il cui nome era congiunto ad un doloroso d
ara a Loreta Lambertenghi,--perchè quello lì non vuol saperne di certe poesie. Bisogna chiederne a
acconta di quelle!--soggiungeva il professore.
atale, poi al principio dell'estate, aveva l'abitudine di mandarle qualche oggetto di vestiario e qualche quattrino. E la vecchia contadina,
ore. Nel carrozzino guidato da Agnul avevano preso posto la signora Chiara e Loreta. Il professore Mattia
gro umore, e durante la gita non av
e in cattedra e di tenere la vostra brava lezione di archeo
i. E a quelle allusioni tagliò corto bruscamente, most
utte le vaste sale dai soffitti affrescati, arredate di antichi mobili massicci recanti lo stemma del casato; eran saliti per le ripide scale a chiocciola negli stanzoni delle due torri, nudi, spogli, freddi per l'aria frizzante
r il loro carattere di correttezza belliniana, a qualche pittore del 500, uscito dalla scuola di Pellegrino da San Daniele. In essi il fondatore aveva voluto fossero raffigurati i momenti principali della vita del prode Bertrando di San Genesio: la disfatta di Rizzardo da Camino sotto le mura di Sacile, la consacrazione della chiesa maggiore di Venzon
ndi veroni. Il conte Leonardo celiava intanto col professore intorno al pregio di questi logori "nidi di talpe" ai quali nella sua
amò il Mangilli accentando colla voc
ma non è leggenda niente affatto. P
pilogò b
ttezza stupenda delle sue forme. Si narrava dell'amore intenso, appassionato, ardente, che il conte Sebastiano aveva per la moglie: viveva per lei, circondandola di tutte le premure di un culto idolatra. Ma la donna mancò a' suoi doveri. Anima abbietta ascosa in una forma divina, sentì presto il peso de' propri legami e li franse ignobilmente, con uno di quei tradimenti codardi, che tolgono alla colpa ogni scusa. Il dramma s'era preparato lentamente, pazientemente, fino alla sua scena capitale. Una notte, eludendo la tranquilla fede del marito, la contessa Eleonora se ne fuggì dal paese, in compagnia di un volgarissimo amante, verso terre lontane. Il dolore atterrò il conte Sebastiano. Ferito mortalmente nella dolcezza de' suoi affetti come nella onestà puris
-disse Loreta Lambertenghi qua
no cento ogni giorno!--aggiunse con
e ad ogni modo; ques
o i gusti. Io direi
una morale a
o. Ed è questa: che con quarant'anni sulla gobba si commette la più grande corbe
rvi.--Il conte Leonardo dice così per dire: è il primo lui a non pensarlo.... "E quante gioie di meno" lo ripeto!... è vero: ci saran
gnora mia. E sì trov
cercare, basta saper aprire gli occh
che ormai non la abbandonava più, piantò i suoi sguardi n
Loreta guardava fuori lo splendido spettacolo del tramonto
e fosse qui ad udirvi non vi d
sisteva animandosi la signora.--Queste sono idee pericolose, di gente senza fede. Sapete quale è stato il torto del conte Sebastiano? Quel
per il conte ci sia una scusa. Era accecato. Era crollato intorno a lui tutto q
ssore Mattia era seriissimo e la sua
ra, con un po' di dispetto, co
d'accordo! Una bella dec
ore si mis
di questo genere sulle mie labbra? Ma mi ci
era fresca. Nella luce rosea del crepuscolo una leggiera nebbiolina alzavasi dalle vall
porte erano quasi tutte aperte e le piccole cucine affumicate, in cui le donne apprestavan la cena, apparivano rosse al guizzare delle grandi fiammate accese sui ba
e la salutò coll'affettuosa espressione dialettale
Mariute
levò in piedi e ravvisand
oco bene. L'inverno è
lmente le lamentazioni della vecchia
e due grosse ciocche di capelli arruffati, ricadenti dalla fro
anche lui col suo abituale tono di canzone,--e come va
uoi occhi grigi, illumina
or conte Sebastiano è tornato ancora. Torna sempre nelle notti di temporale, là su quel balco
palazzo, segnando il balcone della stanza,
uardo da quella parte, come suggestionat
a signora Chiara, quanto Loreta, parevano
ale più volte le apparve, così come la vecchia contadina l'aveva